sabato 1 giugno 2013

CONVOCAZIONE CONSIGLI DI CLASSE


I Consigli di Classe del mese di Giugno sono convocati nelle ore e nelle date indicate:

CLASSE V D
Ammissioni agli esami di Stato
SABATO 8 GIUGNO
DALLE ORE 14.30 ALLE ORE 16.30

ALTRE CLASSI
Scrutini fine anno scolastico
VENERDI 14 GIUGNO
CLASSE I D DALLE ORE 08.00 ALLE ORE 09.30
CLASSE II D DALLE ORE 09.30 ALLE ORE 11.00
CLASSE III D DALLE ORE 11.00 ALLE ORE 12.30
CLASSE IV D DALLE ORE 12.30 ALLE ORE 14.00

2 GIUGNO: NASCITA DELLA REPUBBLICA


Il 2 giugno ricordiamo la nascita della Repubblica Italiana. Il 2 e il 3 giugno 1946 si tenne il referendum istituzionale a suffragio universale con il quale le italiane e gli italiani venivano chiamati alle urne per esprimersi sulla forma di stato, monarchia o repubblica, da dare al Paese in seguito alla caduta del Fascismo. Con 12.718.641 voti  contro 10.718.502, dopo 85 anni di regno, l'Italia diventò una repubblica e i monarchi di casa Savoia vennero esiliati: l'ex re Umberto II lasciò il Paese il 13 giugno 1946. La Costituzione Italiana vietava l'ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi; la norma è stata abolita nel 2002.
Il 28 giugno 1946, l'Assemblea Costituente elesse a Capo Provvisorio dello Stato Enrico De Nicola.
Con la legge n. 54 del 5 marzo 1977, a causa della congiuntura economica sfavorevole, la festa della Repubblica fu spostata alla prima domenica di giugno, che era la festa nazionale italiana (festa dello Statuto Albertino) prima della fondazione della Repubblica. Nel 2001, su impulso del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, le celebrazioni furono riportate al due giugno che, quindi, è ritornato ad essere giorno festivo.
Il Presidente della Repubblica Giorno Napolitano ha confermato che si svolgeranno le celebrazioni previste, ma le spese saranno “comunque contenute” per ragioni di sobrietà e di massima attenzione al momento di grave difficoltà che attraversano larghe fasce della popolazione. Non avrà luogo, pertanto, il ricevimento del primo giugno riservato alle autorità istituzionali, ma nel pomeriggio del 2 giugno saranno aperti ai cittadini, come di consueto, i giardini del Quirinale.


Vincenzo Ricciardi, V D

giovedì 30 maggio 2013

GIOVANNI FALCONE: UN EROE ITALIANO

Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola. (Giovanni Falcone)

Sono passati ventuno anni da quando il 23 maggio 1992 alle 17.58 Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e agli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifano vennero fatti saltare in aria con quasi mille chili di tritolo sull’autostrada che conduce dall’aeroporto di Punta Raisi (oggi Falcone e Borsellino) a Palermo. Ad attenderli sulla pista dell’aeroporto c’erano, come ogni sabato pomeriggio, tre auto. Una Croma marrone, una Croma bianca, una Croma azzurra. Era la sua scorta.
Un episodio che ha lasciato un segno nelle coscienze civili non solo italiane e che ha determinato, insieme, al successivo attentato di via D’Amelio all’amico Paolo Borsellino, un cambiamento di atteggiamento dello Stato nella lotta contro la mafia. Misure dure, leggi che giacevano da tempo in Parlamento sono state in seguito rapidamente approvate. Il carcere duro per i mafiosi è diventato uno strumento di lotta alla criminalità particolarmente efficace. Maria Falcone, sorella del magistrato, da tanti anni è impegnata con la Fondazione Falcone (www.fondazionefalcone.it).

Nato a Palermo il 20 Maggio 1939, Giovanni Falcone è figlio di Arturo Falcone e Luisa Bentivegna. La famiglia è composta da cinque persone: Giovanni ha due sorelle più grandi. Dopo le scuole superiori, Giovanni si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo, conseguendo la laurea nel 1961. Nel 1964 Falcone entra in magistratura, e ricopre per circa dodici anni il ruolo di sostituto procuratore presso il Tribunale di Trapani. Questa esperienza avvicina il giudice siciliano alle tematiche del diritto penale, cui d’ora in avanti si appassiona. Trasferitosi al Tribunale di Palermo nel 1978, Giovanni Falcone viene assegnato all’Ufficio istruzione, sotto la guida di Rocco Chinnici. Qui si distingue per le sue notevoli capacità, lavorando fianco a fianco con il collega e amico Paolo Borsellino.
Nel 1980 Chinnici affida a Falcone alcune indagini abbastanza delicate riguardanti Rosario Spatola ed altre associazioni criminali, dislocate anche negli Stati Uniti. Giovanni Falcone, con grande professionalità e bravura, approfondisce il caso a lui assegnato analizzando anche la situazione bancaria e patrimoniale di tali organizzazioni, riuscendo a fornire un quadro conoscitivo e dettagliato del fenomeno “mafia”. Nel mese di Dicembre del 1980 il giudice Falcone raggiunge New York per portare a termine le indagini su Cosa Nostra, con l’aiuto dell’investigatore Victor Rocco. Intanto in Sicilia scoppia una vera e propria guerra tra clan mafiosi, e si contano numerose vittime, tra cui il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, Pio La Torre e Rocco Chinnici.
Il successore di Chinnici è Antonio Caponnetto, che istituisce un “pool” di magistrati che si occupa esclusivamente dei processi mafiosi. Caponnetto sceglie Giovanni Falcone e Paolo Borsellino come esponenti di spicco per il gruppo di magistrati. Con l’arresto di Tommaso Buscetta “Cosa Nostra” subisce un notevole scossone. Buscetta decide di collaborare con la giustizia nel processo che comincia a Luglio del 1984. Questo episodio si rivela determinante per la comprensione di alcune dinamiche interne alla compagine mafiosa. Ma la mafia non se ne sta certo ferma a guardare: si comincia a temere per la vita dei magistrati impegnati nel “pool”, soprattutto dopo la morte di Montana e Cassarà, nell’estate del 1985. Per motivi di sicurezza i giudici Falcone e Borsellino vengono trasferiti per qualche tempo presso il carcere dell’Asinara, con le loro rispettive famiglie. A Novembre del 1987 termina il Maxiprocesso: per il pool anti-mafia è un memorabile risultato. A questo punto il Pool aumenta di  tre unità: i giudici istruttori Giacomo Conte, Gioacchino Natoli e Ignazio De Francisci. Dopo l’uscita di Caponnetto per ragioni di anzianità, il Consiglio Superiore della Magistratura provvede alla nomina di Antonino Meli.
Da questo momento in poi il lavoro del Pool antimafia subisce una battuta d’arresto, e cominciano i problemi che porteranno qualche tempo dopo al suo scioglimento. Il gruppo viene sciolto ufficialmente il 30 Luglio 1988.
Nel mese di Giugno 1989 il giudice Falcone scampa miracolosamente ad un attentato organizzato dal boss Totò Riina ed altri mafiosi, mentre si trova nella sua villetta al mare. Dopo poco tempo dal fallito attentato Falcone viene nominato procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica. A partire dagli anni Novanta Giovanni Falcone cerca di portare avanti con maggiore forza la battaglia contro il crimine, ma gli manca l’appoggio del mondo politico, e questo alimenta un clima di sfiducia e sospetto nei suoi confronti. La strategia mafiosa intanto si inasprisce di fronte all’operato del giudice, che intanto scopre e rende noto il profondo legame tra politica, mafia e imprenditoria.

Con il passare del tempo Giovanni Falcone si sente sempre più messo da parte dalle istituzioni. Il giorno prima della sua morte viene eletto Superprocuratore. Falcone perde la vita nella strage di Capaci il 23 Maggio 1992, un’intera vita dedicata alla ricerca della legalità.

Staff Progetto Art. 9

domenica 26 maggio 2013

FEMMINICIDIO

Il termine femminicidio (composto dal s. f. femmina con l'aggiunta del confisso -cidio) è un neologismo ed indica la distruzione fisica, psicologica, economica e istituzionale della donna in quanto tale. Esso è considerato quasi sinonimo di “omicidio passionale”, ma sempre più spesso si focalizza l'attenzione sui maltrattamenti e le denunce che hanno preceduto il delitto, escludendo il raptus.
È stato coniato ufficialmente per la prima volta nel 2009, quando il Messico fu condannato dalla Corte interamericana dei diritti umani a causa delle tantissime donne uccise o scomparse nel nulla dal 1993, nella totale indifferenza delle autorità di Ciudad Juarez e spesso vittime degli stessi uomini delle forze dell'ordine. I cadaveri straziati venivano buttati nella spazzatura o sciolti nell'acido.
In molti Paesi, in nome dell'onore, mogli, figlie e sorelle vengono uccise o costrette a matrimoni forzati, o non possono lavorare, andare a scuola, viaggiare da sole, guidare, essere assistite da un medico durante il parto. Questi divieti si sono tradotti in un femminicidio prolungato.

Le cifre in Italia
Il femminicidio è la prima causa di morte violenta per le donne tra i 16 e i 44 anni. In Italia, dal 2005 ad oggi si contano più di 900 vittime. Nel 2011 le donne assassinate sono state 137; nel 2012, 124 donne sono state uccise e 47 ferite a causa della violenza di genere (botte, calci, occhi neri, braccia spezzate, violenze sessuali) da parte di mariti, partner, parenti, ex, figli (addirittura!). Il 60% dei delitti è avvenuto nel contesto di una relazione intima in corso o appena conclusa tra la vittima e l'autore del reato; il 25% delle vittime aveva appena concluso il rapporto o stava per farlo; la maggior parte (63%) è stata uccisa in casa; il 73% degli assassini è italiano; 4 donne su 10 hanno subito abusi prima di essere assassinate; solo il 6% delle donne italiane denuncia la violenza subita, che è, quindi, una piaga silenziosa e nascosta.

Qualcosa si muove...
In Italia non esiste alcuna legge che difende le donne in quanto donne, perché non esiste alcuna cultura della diversità, ma soprattutto perché la nostra è una società ancora patriarcale e uomocentrica. Nessun partito, infatti, ha affrontato la legge contro il femminicidio in campagna elettorale. Potrebbe servire che l'Italia ratifichi la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne.

Non mancano, tuttavia, iniziative di movimenti femministi, come Se non ora quando, o di fondazioni come Doppia difesa, di Michelle Hunziker e Giulia Bongiorno, la cui prima finalità è quella di aiutare le vittime a uscire dal silenzio. L'invito è: “La violenza non è un fatto privato: apri quella porta”. La Presidente della Camera, Laura Boldrini, ha parlato dell'utilizzo del corpo femminile nella pubblicità ed ha sostenuto che gli insulti sessisti sul web non sono meno gravi di quelli “reali”. Ha detto che tutto questo è un tema politico e che sarebbe utile un'aggravante per i casi di femminicidio o un'effettiva applicazione delle norme già esistenti. 

Prof.ssa Maria Rosa Lombardi

mercoledì 22 maggio 2013

23 MAGGIO 2013: SALPANO LE NAVI DELLA LEGALITÀ



Oltre 800 scuole, 20 mila studenti e 13 Paesi europei con le loro delegazioni di giovani tornano a Palermo e nell’aula bunker del maxi-processo per commemorare il XXI anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio. 
E’ dal 2002, in occasione del decennale della strage di Capaci, che la Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, in collaborazione con il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, si rivolge alle scuole di tutta Italia per realizzare insieme iniziative di educazione alla legalità. 
L’intera manifestazione può essere seguita sul portale dedicato al seguente link:http://archivio.pubblica.istruzione.it/nave_legalita/index.html.
Il portale è una nave virtuale che accompagna tutti gli studenti nel viaggio della legalità: si condivide una testimonianza, si viaggia insieme nel segno dell’impegno civile e dell’unità degli ideali.
Gli studenti potranno inserire video e immagini in un’ apposita galleria, inviandoli all’indirizzo:nave.legalita@istruzione.it e potranno lasciare direttamente, tramite una applicazione specifica, brevi messaggi di riflessione e sms nella bacheca dedicata a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Mercoledì 22 maggio 2013 - Il Viaggio della Legalità

Il 22 maggio, dai porti di Napoli e di Civitavecchia, partono le due “Navi della Legalità”, simbolicamente ribattezzate “Giovanni” e “Paolo”, messe a disposizione dalla Snav, su ciascuna delle quali salgono circa 1.300 studenti. Durante il viaggio i ragazzi e i docenti hanno la possibilità di confrontarsi con importanti figure delle istituzioni e delle associazioni che si occupano di legalità. 
Sulla nave che salpa da Civitavecchia sono presenti tra gli altri, il Presidente del Senato Piero Grasso, il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Maria Chiara Carrozza, il Presidente Rai Anna Maria Tarantola, il Direttore Generale della Rai Luigi Gubitosi, il prof. Nando Dalla Chiesa, associato di Sociologia della criminalità organizzata presso l’Università degli Studi di Milano. 
Sulla nave che salpa da Napoli sono presenti tra gli altri, il sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria, il Presidente di Libera don Luigi Ciotti, il Commissario Straordinario Antiracket Giancarlo Trevisone, l’Imprenditore e testimone di giustizia Pino Masciari.


Giovedì 23 maggio 2013 - La giornata a Palermo
 L’arrivo al Porto di Palermo e L’Aula Bunker del Maxi-Processo

La mattina del 23 maggio centinaia di studenti delle scuole di Palermo e di tutta la Sicilia attendono al porto l’arrivo delle navi. Dopo la cerimonia di benvenuto, a cui prende parte Maria Falcone insieme ai rappresentanti delle istituzioni, gli studenti si dividono per raggiungere i luoghi simbolo della città. Una parte raggiunge l’Aula Bunker del carcere Ucciardone per assistere, dalle ore 9.30, al momento istituzionale e commemorativo della manifestazione.

Durante la cerimonia in Aula Bunker intervengono: il Presidente del Senato, Piero Grasso; il Ministro dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza; il Ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri; il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Nunzia De Girolamo; il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Rodolfo Sabelli; il Presidente del Tribunale di Palermo, Leonardo Guarnotta; il Presidente della Rai, Anna Maria Tarantola; il professor Nando Dalla Chiesa, associato di Sociologia della Criminalità organizzata presso l’Università degli Studi di Milano e lo scrittore e giornalista,Roberto Saviano. A coordinare la cerimonia, il conduttore televisivo, Fabio Fazio. 

Nel cortile antistante l’Aula Bunker è allestito per gli studenti delle scuole primarie un “Villaggio della Legalità”con stand e laboratori realizzati dalle Forze dell’Ordine, dalle Associazioni del territorio e dagli Scout.

Le Piazze di Palermo e della Provincia

Le altre delegazioni di studenti si recano nelle piazze simbolo della città di Palermo (Piazza Magione, Parco Ninni Cassarà) e a Corleone. I ragazzi partecipano alle iniziative organizzate dal MIUR, dalla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone e dalle scuole di Palermo. Sono i cosiddetti “Villaggi della Legalità” allestiti ad hoc non solo dalle scuole ma anche dalle associazioni antimafia e dalle Forze dell’Ordine, dalla Protezione Civile e da molti altri organismi che operano a vario titolo per il bene comune e in nome della legalità. 
Nelle piazze è prevista la partecipazione di circa 15 mila studenti di ogni ordine e grado che nel corso della mattinata partecipano ai laboratori creativi e ai dibattiti

LE CELLULE STAMINALI



Le cellule staminali sono cellule il cui destino non è ancora "deciso". Possono originare vari tipi di cellule diverse, attraverso un processo denominato "differenziamento".Nelle fasi iniziali dello sviluppo umano, le cellule staminali, situate nell'embrione, sono diverse da tutti i tipi di cellule esistenti nell'organismo, ovvero da quelle cerebrali, ossee, cardiache, muscolari, ecc. La possibilità di controllare lo spettacolare potere di queste cellule staminali embrionali, allo scopo di curare vari tipi di malattie, entusiasma gli studiosi. Per esempio, il morbo di Parkinson e l'Alzheimer sono il risultato di lesioni in gruppi determinati di cellule cerebrali. Con la realizzazione di un trapianto di cellule staminali gli scienziati sperano di sostituire la parte di tessuto cerebrale danneggiata.In un futuro prossimo, la ricerca sulle cellule staminali potrà rivoluzionare il modo di curare tante altre "malattie mortali" come l'ictus, il diabete, le malattie cardiache e, addirittura, le paralisi.
Gli atteggiamenti verso l'uso di cellule staminali ai fini della ricerca o di cure mediche variano da un paese all'altro. In Germania, per esempio, l'estrazione di cellule staminali da un embrione umano è considerata illegale.In Gran Bretagna, invece, è perfettamente legale, ma le leggi in materia sono rigorose: gli scienziati britannici possono utilizzare embrioni umani a fini di ricerca fino a quattordici giorni dopo la fecondazione dell'ovulo. In questo momento, l'embrione è un insieme di cellule, grande più o meno come un quarto della testa di uno spillo (0,2 mm).
In Italia lo studio delle cellule staminali è finanziato dal Governo che fornisce i finanziamenti solo ai ricercatori che rispettano le leggi. Per finanziare questo studio è stato firmato un documento che impegna lo Stato italiano a stanziare i fondi per le ricerche che non implicano la distruzione di embrioni, valorizzando la ricerca sulle cellule staminali adulte, comprese le cordonali. Nel nostro paese, quindi, non è possibile prelevare le cellule staminali embrionali, poiché comporterebbe la distruzione del feto, peròè possibile per i centri di ricerca comprare gli embrioni all’estero.In molti paesi non esistono ancora leggi esplicite atte a disciplinare la ricerca sulle cellule staminali umane.
Essendo l'utilizzo di embrioni una questione di grande controversia in termini etici, gli scienziati di tutto il mondo cercano altre fonti di cellule staminali. Il tipo di cellule staminali che si trova nel midollo osseo degli adulti sembra essere una possibilità. Queste cellule staminali sono potenzialmente già capaci di differenziarsi in una gran varietà di globuli rossi nell'arco del ciclo vitale.In futuro, gli scienziati sperano di manipolare queste cellule staminali adulte affinché, invece di produrre soltanto globuli rossi, possano dare origine a cellule cerebrali, epatiche, cardiache e nervose. Nonostante tutto, è probabile che le cellule staminali embrionali rappresentino, nel frattempo, una prospettiva più immediata per nuovi trattamenti e cure. 
DA DOVE PROVENGONO GLI EMBRIONI UMANI?
In tutta l'Unione Europea ci sono, attualmente, almeno 100.000 embrioni "di riserva" conservati in specifici congelatori. Questi embrioni vengono creati durante la fase di routine delle cure contro la sterilità (FIVET). Un solo ciclo di trattamento di FIVET comprende la fecondazione simultanea di più ovuli. In seguito, vari ovuli fecondati vengono reimpiantati nella madre, mentre i rimanenti vengono congelati nell'eventualità in cui il primo tentativo di fecondazione non andasse a buon fine.Se la FIVET ha invece successo, la coppia può decidere se donare gli embrioni inutilizzati a fini di ricerca oppure eliminarli.Tuttavia, non si è mai riusciti a prendere una decisione sul destino degli embrioni congelati. Negli ultimi vent'anni, dall'inizio della FIVET, molti donatori hanno cambiato casa, si sono risposati (cambiando cognome, nel caso delle donne) o addirittura sono deceduti. Le cliniche possono non essere in grado di rintracciarli e il destino di molti embrioni rimane pertanto incerto.
Una seconda fonte di cellule staminali, ancor più polemica, sarebbe la creazione di embrioni unicamente a fini di ricerca o cura. Non è mai esistita alcuna intenzione di impiantarli in una donna. La creazione di un embrione con queste finalità è considerata da molte persone (e da alcuni governi) eticamente scorretta. In qualsiasi caso, esistono già milioni di spermatozoi e migliaia di ovuli non fecondati congelati in cliniche di fertilità di tutta Europa. Se quegli spermatozoi fossero utilizzati per fecondare i suddetti ovuli, sarebbe disponibile un numero di embrioni ancora maggiore per ottenere cellule staminali e poter quindi curare alcune malattie.
Esiste infine un ultimo modo di ottenere embrioni umani, basato sull'utilizzo della tecnica della clonazione. Questa tecnica consiste nella creazione di un embrione umano contenente la composizione genetica completa di una persona in vita. Se fosse trapiantato nell'utero di una donna, l'embrione potrebbe tecnicamente trasformarsi in un clone (cioè una copia geneticamente uguale) di quella persona. Se fosse utilizzato per compiere ricerche, l'embrione fornirebbe cellule staminali per la cura di alcune malattie.
LA CLONAZIONE UMANA: PANORAMA GENERALE
Clonare significa produrre una copia geneticamente uguale di un individuo.La procedura è la seguente: gli scienziati otterrebbero il DNA partendo da una cellula epidermica e lo collocherebbero nell'ovulo di una donna da cui sia stato precedentemente estratto il DNA. Una scintilla elettrica dividerebbe l'ovulo e, dopo alcuni giorni, si otterrebbe un embrione uguale all'altro.La stampa ha parlato molto della clonazione umana. In realtà, la maggior parte degli scienziati non è interessata a realizzare cloni umani. Quello che gli scienziati tentano di fare è produrre cellule umane clonate che possano essere utili nella cura di alcune malattie. Ecco come potrebbe funzionare: immagina di avere una malattia che sta distruggendo lentamente parte del cervello. I trattamenti attuali riuscirebbero appena a ridurre i sintomi, mentre la malattia continuerebbe a provocare lesioni a livello cerebrale. La clonazione offrirebbe quindi una speranza di cura. Gli scienziati produrrebbero un embrione clonato utilizzando il DNA delle cellule epidermiche. In seguito, preleverebbero le cellule staminali da questo embrione, trasformandole in cellule cerebrali, da trapiantare nel cervello.
LA CLONAZIONE UMANA: I RISCHI
L'obiettivo della ricerca sulla clonazione umana non è mai stato quello di clonare persone o creare bambini di riserva.La ricerca ha come obiettivo quello di ottenere cellule staminali per la cura di alcune malattie. Tuttavia sono stati pubblicati i risultati delle ricerche sulla clonazione animale e umana allo scopo di ottenere cellule staminali. Come nel caso di altre scoperte scientifiche, queste pubblicazioni sono disponibili a livello mondiale.
Era quindi inevitabile che un giorno queste conoscenze fossero utilizzate in modo scorretto. Infatti, diverse persone in tutto il mondo hanno diffuso l'idea di clonare un bambino.Queste persone non lavorano per alcuna università, ospedale o istituzione governativa. In generale la comunità scientifica a livello mondiale si è opposta con decisione a qualsiasi ipotesi di clonare un neonato. Secondo John Kilner, presidente del Centro per la Bioetica e la Dignità Umana negli Stati Uniti, "La maggior parte delle ricerche pubblicate dimostra che la morte o la mutilazione del clone sono risultati molto probabili nella clonazione di mammiferi".
I medici considerano i rischi della clonazione umana molto elevati."Sottoporre gli esseri umani alla clonazione non significa correre un rischio sconosciuto, bensì mettere le persone consapevolmente in pericolo", afferma Kilner. La maggior parte degli scienziati è della stessa opinione. La grande maggioranza dei tentativi di clonazione di un animale ha dato come risultato, in seguito all'impianto, un embrione deformato oppure un aborto. Gli studiosi sostengono che i pochi animali nati in seguito a clonazione presentano malformazioni, come per esempio deformazioni del rivestimento polmonare, non rilevabili attraverso analisi o test uterini. Chi di noi accetterebbe questi risultati in un esperimento effettuato sui bambini?
Staff Progetto Art. 9

LA VIOLENZA SULLE DONNE



La condizione della donna nella storia è stata quasi sempre caratterizzata da uno stato di subordinazione all’uomo, che aveva inizio sin dalla nascita. Infatti, alla bambina veniva impartita un’educazione diversa da quella del figlio maschio. Le stesse leggi prevedevano diritti e doveri diversi per gli uomini e le donne e fino alla metà del secolo scorso, gran parte di esse non poteva votare né essere eletta a cariche politiche. Nella seconda metà del secolo scorso, con il ’’femminismo’’ e i movimenti di liberazione femminile, le donne hanno conquistato maggiori diritti ed oggi si può dire che nel mondo occidentale ci si sta avviando verso una situazione di sostanziale parità.  
Da qualche tempo, però, la violenza sulle donne è un fenomeno che sembra crescere sempre più, sono quasi tre milioni (il 14% del totale) di donne italiane che sono vittima di violenza fisica e sessuale, caratterizzata quindi da maltrattamenti, ingiurie, stupri, induzione alla prostituzione, violenze psicologiche. La violenza non è solo quella fisica o sessuale, si può infatti avere una vera e propria violenza psicologica, che è stata definita stalking, caratterizzata da un comportamento, prevalentemente maschile, caratterizzato da persecuzione reiterata, molestie asfissianti, appostamenti, intromissione nella vita privata verso una persona generalmente di sesso opposto. Ed è proprio su questo tipo di violenza che si ha il massimo della tolleranza, anche se è bene sottolineare che negli ultimi anni si è avuta una maggiore attenzione a questo tipo di problema tanto da far approvare nel febbraio del 2009 una legge, la n. 38, che fornisce una risposta concreta nella lotta contro la violenza perpetrata soprattutto a danno delle donne. Chi usa violenza alle donne è nella maggioranza dei casi il marito, il fidanzato, il convivente, l'ex partner. Spesso, e questo è un altro motivo di non denuncia, gli aggressori si trovano proprio tra le mura domestiche, mariti, fidanzati, conviventi o ex partner, ma anche genitori e parenti di primo grado, persone su cui la donna ripone la più grande fiducia, legate da sentimenti affettivi molto forti; ecco che la violenza contro le donne è denominata anche "violenza domestica", un fenomeno cui in passato si dava poca importanza, essendo considerato una delle possibili espressioni del conflitto coniugale. Raramente le donne denunciano gli abusi subito, eppure spesso si tratta di violenze gravi che provocano lesioni sui corpi femminili. Le donne aggredite provano paura, rabbia, insicurezza, perdita di autostima e di fiducia negli altri. Ancora oggi le stragi di violenza maschile sulla donna vengono codificate dalla cronaca con le parole “omicidio passionale”, “d’amore”, “raptus”, “momento di gelosia”, quasi a testimoniare il bisogno di dare una giustificazione a qualcosa che è in realtà mostruoso. Violenza, stupri di gruppo, noia del sabato sera, alcool, questo si legge sui giornali, giorno dopo giorno notizie strazianti e sempre più crudeltà nelle azioni dei giovani su ragazze.
Bisogna dire basta a tutto questo, non solo scriverlo, occorre unirsi e farsi coraggio senza arrendersi mai. Le donne violentate devono combattere e avere il coraggio di denunciare la persona che gli fa del male, a prescindere da chi esso sia, marito, ex partner, convivente, perché queste cose sono aberranti e bisogna denunciarle.

Anna Neri classe II D